Personalmente amo girare per Venezia a piedi, cosa che può essere molto stancante per i bambini e sfiancante per gli adulti. Considerate che il passeggino, visti i numerosi ponti e ponticelli da attraversare nonché la pavimentazione irregolare, può risultare decisamente scomodo. Se il bambino è ancora piccolo (sotto i 2 anni), è molto più agevole caricarselo nel marsupio o nello zaino. Se avete bimbi nella delicata fascia d’età compresa tra i 3 e i 4 anni non illudetevi di fare grandi giri a piedi, ma mettete in conto un giornaliero in vaporetto (da euro 7,5 per la singola corsa, bambini gratis fino al compimento del 6° anno di età, info qui).
Quando i vostri figli saranno un po’ più grandi potrete tornare a sbizzarrirvi con lunghe camminate. E se dovessero stancarsi distraeteli, fateli divertire, giocate con loro. Fate a gara a chi avvista più patere, a chi riconosce per primo gli scorci veneziani disegnati da Hugo Pratt o le vedute del Canaletto e del Guardi. Fate la classifica delle migliori altane della città, scegliete il palazzo più adatto a ospitare la magione di Otello o le prodezze di Arlecchino, provate a far fare ai vostri figli da navigatori nel dedalo intricato di calli o semplicemente immaginate la vita quotidiana a Venezia nei secoli addietro.

Itinerario a piedi

Stazione Santa Lucia – Chiesa S. Maria di Nazareth agli Scalzi – orto degli Scalzi e giardino mistico (per prenotare la visita guidata visitate il sito) – tappa bimbi @ giardini di palazzo Savorgnan – ponte delle Guglie – Ghetto ebraico – tappa mangereccia @ panettiere ghetto – chiesa S. Maria assunta dei Gesuiti – Basilica Ss. Giovanni e Paolo – caffè @ Rosa Salva – sestiere Castello – S. Maria Formosa – S. Giovanni in Bragora – Arsenale – pausa mangereccia @ via Garibaldi – caffè @ caffè La serra (via Garibaldi) – pausa bimbi @ giardinetti Biennale – Sant’Elena – pausa bimbi @ giardini Sant’Elena – vaporetto veloce linea 6 giardini Biennale /piazzale Roma – se resta tempo tappa bimbi @ giardini Papadopoli – Stazione Santa Lucia

n.b. attenzione al vaporetto! Chiedete sempre in biglietteria la linea veloce, quella che fa meno fermate. Il rischio è quello di stare per un’ora a bordo di un vaporetto stipato che fa soste a tutte le fermate.

La Chiesa di S. Maria di Nazareth ai Carmelitani Scalzi può sfuggire al turista appena sbucato dalla stazione e impegnato a immortalare il canale e a farsi selfie proprio per l’appunto sul ponte agli Scalzi, di fronte alla Chiesa settecentesca. Al suo interno (l’entrata è libera) in un tripudio barocco, ospita due opere del Tiepolo, Cristo nei Getsemani e L’estasi di Santa Teresa, mentre una terza notevole opera, Trasporto della casa di Loreto (1743), andò distrutta durante un bombardamento austriaco nel 1915.

Interessante anche la visita al giardino mistico, aperto nel 2015, spazio verde prospiciente la chiesa in cui vengono coltivate specie floreali autoctone e, da una manciata d’anni, viti che nel 2018 hanno dato la prima vendemmia e le prime 1500 bottiglie di vino (approfondimenti qui). Se siete appassionati di erboristeria non mancate di visitare la bottega accanto alla Chiesa. Da segnalare l’olio essenziale e l’acqua di Melissa, antichi rimedi popolari venduti in esclusiva dai frati Carmelitani fin dalla metà del 1700.

Una volta lasciato alle spalle il mondo dei frati, rimanete sulla sponda della stazione e procedete su Rio terà lista di Spagna, seguendo la folla fino a Campo San Geremia, dominato dall’omonima Chiesa. È il momento di una sosta all’area giochi di palazzo Savorgnan, raggiungibile da uno stretto vicolo accanto tra il Bar Angela e il ristorante Al Brindisi. Ogni volta provo la stessa sensazione di stupore davanti a un’area verde così grande e nascosta, incastonata tra i muri scrostati degli antichi palazzi veneziani. Dopo qualche giro in altalena e qualche discesa sullo scivolo rimettetevi in marcia imboccando l’uscita su Fondamenta Venier, attraversate il ponte delle guglie facendo un bagno di folla e prendete subito a sinistra su fondamenta Cannaregio, in direzione Ghetto.

Buttatevi poi nelle viscere della città, prendete Calle del ghetto vecchio, all’altezza dello storico ristorante kosher Gam Gam e seguite le frecce. Per una pausa caffè c’è Majer, una certezza in questa parte d’Italia, mentre se volete assaggiare i dolci della tradizione ebraico-veneziana fate tappa nella panetteria e  consumate il vostro bottino su una della panchine in campo del Ghetto nuovo, uno dei miei luoghi prediletti a Venezia. Se capitate di sabato potete vedere gli ultimi ebrei abitanti del ghetto vestiti a festa uscire dal tempio, anche se qualche ortodosso con cappello nero e treccine ancora si vede nelle botteghe storiche intorno al campo. Certo le sinagoghe del ghetto ebraico meritano una visita ma logisticamente con i bambini troppo piccoli è complicato, suggerirei di rimandare. Nel frattempo i vostri bimbi possono unirsi ai local per una partita di pallone.

Lasciatevi alle spalle l’atmosfera sospesa del Ghetto, attraversate il ponte e procedete su fondamenta della Sensa/della Misericordia (qui merita sicuramente il Paradiso Perduto, vero eden dei cicchetti veneziani) e poi su fondamenta Santa Caterina. La nostra prossima meta è la Chiesa di Santa Maria Assunta o dei Gesuiti, inno al barocco veneziano settecentesco. Al suo interno opere di Tiziano, Tintoretto e un ciclo di Palma il giovane nella sagrestia.

Per una pausa accanto alla chiesa c’è we_crociferi, un suggestivo ostello – minimal ed economico- ricavato all’interno di un ex convento completamente restaurato. Nella bella stagione potete fermarvi nella corte insieme agli studenti, ospiti a lungo termine della struttura.

Prima di rimettervi in marcia raggiungete Fondamenta nuove e affacciatevi per un attimo sulla laguna scandita dagli inconfondibili pali di legno conficcati nella sabbia. Buttate lo sguardo verso l’isola di San Michele, ricoperta dei cipressi che fanno ombra alle tombe del cimitero, e verso l’isola di Murano.

La tappa successiva è la Basilica dei santi Giovanni e Paolo (ingresso a pagamento) e l’adiacente omonimo Ospedale civile, che ha sede nella Scuola Grande di San Marco e dove potete entrare liberamente a sbirciare quel che resta dell’edificio rinascimentale.

Dopo aver osservato le barche- ambulanza ormeggiate nel canale a fianco all’Ospedale fatevi tentare dai dolcetti di una delle storiche pasticcerie della città lagunare, Rosa Salva, prima di proseguire nelle profondità del sestiere Castello. Attraversate il campo di Santa Maria Formosa  e procedete fino alla parrocchia di S. Giovanni in Bragora, con il prospiciente campo che risuona delle grida dei bambini che calciano il pallone, mentre i panni stesi ondeggiano sopra le calli strette, poco più in là..  Uno scorcio pulsante di pop veneziano, nel cuore del sestiere di Castello.

All’Arsenale non manca molto, immortalate gli iconici leoni in marmo a guardia dell’ingresso, schivate i turisti che ingombrano il ponte coprendo la visuale coi selfie stick e proseguite sulle fondamenta. La nostra destinazione è El Refolo, in via Garibaldi, un micro baretto con una buona selezione di vini al calice e succulenti paninetti, da consumare all’aperto, seduti sugli sgabelli. Il caffè potete prenderlo al Caffè La Serra, effettivamente ubicato all’interno di una serra in stile liberty, realizzata alla fine dell’800. (Nota: Anche se non c’è un vero e proprio fasciatoio nel bagno, riuscite ad utilizzare i piani d’appoggio presenti per cambiare il vostro bimbo). Percorrete i giardini in direzione delle fondamenta e la ritroverete alla vostra sinistra. Dopo una lunga attesa è tempo di far sgranchire le gambe ai vostri bimbi! A poche centinaia di metri di distanza l’una dall’altro ci sono l’area giochi della Biennale e il parchetto dell’isola di S. Elena.

Per tornare alla stazione di S. Lucia o al parcheggio di Piazzale Roma potete prendere il vaporetto o farvela a piedi (45′ ca, senza soste). Valutate voi! Le biglietterie sono distribuite lunga la Riva, a S. Elena (chiosco edicola), davanti ai Giardini di via Garibaldi e poi più avanti, nei pressi di piazza S. Marco.

Se rimane ancora tempo fate un’ultima discesa sullo scivolo ai Giardini Papadopoli, a breve distanza dal ponte di Calatrava, prima di prendere il treno o di rimettervi in auto.

 

 

 

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